Mistero buffo

Il Mistero Buffo è certamente tra le opere che hanno maggiormente portato il proprio autore al Premio Nobel ed ha costituito uno dei più importanti progetti drammaturgici del 900: una imponente operazione di ricerca  e libera riscrittura della teatralità dei giullari e dei buffoni medioevali. Tra le sorgenti principali di questo capolavoro vi sono i laudari umbri dell’alto medioevo. Tra le molte giullarate che lo compongono, una parte consistente è quella che si riferisce alla vita di Cristo, ispirata ai vangeli apocrifi: sono queste le giullarate che compongono lo spettacolo, dalla grotta di Betlemme alla croce.

Ovviamente il “buffo” si riferisce all’atteggiamento ironico e grottesco dei giullari, che nei misteri non si dedicavano certo a sbeffeggiare Dio e i Santi, ma al contrario, partendo da un atteggiamento di affetto nei loro confronti, “si occupavano di smascherare in chiave comica le manovre furbesche di coloro che, approfittando della religione e del sacro, si facevano gli affari propri” (D.Fo)

Questo classico del teatro è presentato da un ensemble di giovani attori che si sono avvicinati ad esso attraverso un lungo progetto cui ha collaborato lo stesso Dario Fo insieme a Franca Rame, nell’intento di un toccante passaggio di testimone tra generazioni.

L’idea di un ardito avvicinamento tra i divertentissimi Misteri e lo sguardo magnificamente compunto del Perugino è nata in occasione dei cinquecento anni della Pala del Gonfalone di Corciano, dove lo spettacolo è stato presentato in estate in forma itinerante e con grande successo di pubblico. L’avvicinamento ad ogni episodio evangelico del corrispettivo dipinto di Pietro Vannucci permette un incontro tra alto e basso, uno sguardo da due punti di vista divergenti sulle radici umbre del teatro.

Ha scritto Lia Sabelli Fioretti sul Corriere dell’Umbria: “Chi pensava di assistere all’ennesima versione di Mistero Buffo che, pur non volendo, finisce sempre per trasformarsi nella fotocopia della irresistibile giullarata del Premio Nobel, a Corciano si è dovuto ricredere, come la sottoscritta di fronte alla rilettura che ne hanno fatto i giovani attori guidati da Maurizio Schmidt… Seppure citata nel titolo non si avverte alcun tipo di “giullarata”, anzi…il lavoro ha imboccato una strada completamente diversa, quella della drammaticità del testo comico-eversivo di Fo, un grande affresco sulla salvazione e l’impossibilità della rivoluzione… Alla suggestione delle proiezioni si aggiunge, la bravura degli attori, degna per tutti di una carriera con C maiuscola, che hanno avuto la possibilità di adattare il testo alle loro radici traducendo i diversi Misteri nei dialetti di appartenenza… Superba la prova attoriale dei ragazzi… Emozionante ascoltarli…”

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