Elena

di Ghiannis Ritsos 

traduzione di Nicola Crocetti

una produzione di Farneto Teatro in collaborazione con Teatro del Buratto

 

messa in scena e interpretazione Elisabetta Vergani

 

musiche originali Cristiano Arcelli e Filippo Fanò scene Marco Muzzolon luci Marco Preatoni        

 

 

”Eppure chissà, là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo”  Elena

Una vecchia, seduta sul bordo di un letto, in una stanza stracolma di  cimeli ninnoli e suppellettili impolverate, muti testimoni del solenne passato, consegna la sua storia, la storia della sua vita a un giovane soldato di leva che è venuto a trovarla. Forse, spettro della mente, forse in carne e ossa, forse fantasma di uno dei tanti amanti del passato.

E’ sola dentro una casa in decadenza, in putrefazione come il suo corpo;  due  badanti abitano le altre stanze, della loro presenza giungono solo risa di scherno e i rumori di trafugamento di cose, abiti e gioielli.

Nulla oggi rimane degli antichi fasti, della bellezza, sensualità e della perdizione di  cui Elena è stata simbolo per millenni, nulla resta delle guerre e battaglie che in suo nome si sono combattute, nulla tranne l’inanità del tutto e la vanità di ogni vittoria.

Resta la sua voce, alta, limpida poetica e profetica, ancora oggi risonante e necessaria al pari  di quella delle altre donne che l’hanno preceduta, Cassandra, Medea, Antigone ed Elektra, nel percorso che Farneto Teatro da anni dedica alle eroine del mito.

Il grande poeta greco contemporaneo Ghiannis Ritsos, scrisse questo monologo poetico nel 1970 sull’isola di Samos, in cui era stato esiliato dal regime dei Colonnelli che lo avevano mandato al confino per la sua opposizione alla dittatura.

Le parole che affida alla bocca di Elena sono le ultime. Alla fine del suo racconto Elena muore, un’ambulanza la trasporta all’obitorio. Ma come scrive Ezio Savino nell’introduzione ai poemetti Quarta Dimensione, di cui Elena fa parte, non si tratta di vera morte.

Non c’è vera morte in questi versi greci. In essi scorre la vita, l’analisi e la riflessione su ciò che è umano, ora come allora, oggi come 3000 anni fa.

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