Da una stanza all’altra

drammaturgia e regia Elisabetta Vergani

 

musica Filippo Fanò

video Claudio Coloberti

luci e suono Giulia Rota

voce Elisabetta Vergani

pianoforte Filippo Fanò

fiati Cristiano Arcelli

 

 

 

“Esco dal presente, con la mente vado a ritroso, e tento di evocare le mie sorelle del passato.

Mi guida la passione dell'incontro, Eppure nel momento in cui l'incontro si avvera - il movimento si arresta: le sorelle non ricambiano il mio desiderio.Nessuna di loro, che io ricordi, è stata ritratta a uno scrittoio, con la penna fra le dita, davanti a una finestra spalancata sull'ampiezza del mondo. Allo scrittoio siede lo sposo, il fratello, il padre, il suocero, l'abate, il notaio.

La mancanza di una stanza non è forse una caratteristica connaturata all'esistenza femminile?E' stata per prima la donna creativa a porsi questa domanda…”

Grazia Livi, Da una stanza all’altra

 

Raccontare l'esperienza di donne scrittrici, poetesse, intellettuali nel cammino compiuto verso la consapevolezza del proprio nome, del proprio ruolo nella società, del diritto a quella "stanza tutta per sè" di cui ha scritto Virginia Woolf; raccontare l'esperienza di donne lacerate tra la vita quotidiana ed il loro sforzo di dare voce alla propria anima, corpo alla propria vocazione artistica.

"Solo chi regna al centro di sè ha diritto ad una stanza" scrive Grazia Livi nel bellissimo libro di critica letteraria da cui ho mutuato il titolo di questo progetto. Sterminato è il materiale composto da prose, lettere, racconti, poesie, diari  raccolto in questi anni di interesse e studio per questo tema. Innumerevoli le donne che nel loro percorso artistico se ne sono interessate o che ne hanno addirittura fatto il centro della loro opera.

Le  stanze sono quelle  di Marina Cvetaeva, Virginia Woolf, Milena Jesenska, Emily Dickinson, e Katherine Mansfield, Sono quasi tutte appartenenti al XX secolo, quello dell' emancipazione femminile, anche se tutte loro riconoscono un enorme tributo alle loro antenate dei secoli precedenti, dalle sorelle Bronte a Jane Austen, da Karoline von Gunderrode a George Elliot.

La mappa di questo viaggio è composta dalle loro voci in una drammaturgia che intreccia la loro altissima  produzione artistica alla loro biografia quotidiana

Ho scoperto con sorpresa e meraviglia che le loro stanze sono anche le nostre, di noi donne del ventunesimo secolo, in questo momento storico e politico così denigrate, degradate e misconosciute, e che le loro domande restituiscono dignità e senso al nostro essere e operare nel mondo.

“Rovesciate la testa all’insù- verso l’alto” scriveva la Cvetaeva nel 1923.

Penso che mai come ora queste parole siano ineludibili e necessarie.

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